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grammatica in italiano

Dopo aver parlato, su questo diario in rete, della lingua esperanto sotto diversi punti di vista, per coloro che sono interessati, e un po’ alla volta, fornirò un approfondimento grammaticale di tale lingua.

Naturalmente, per i non interessati, il messaggio è: passate tranquillamente ad altro argomento. Nessuno lo esige, cari amici e amiche.

PRIMA LEZIONE

La parola e il discorso – l’alfabeto –  l’accento

 

PAROLE e DISCORSO

La parola, scritta o parlata, può assumere diverse forme, a seconda dei casi in cui si usano queste forme.

Niente è più difficile che definire l’elemento essenziale di ogni frase: la parola.

Le parole prese in se stesse, secondo la propria specie, indipendentemente dalla loro funzione nella frase, vengono denominate “parolelementoj” o “partoj de la parolo” (elementi – parti del discorso)  .

La morfologia e la sintattica (logica) della lingua si occupano di queste “parti del discorso”.

Le parole invece viste secondo la loro funzione nella frase si chiamano “frazelementoj” (elementi della frase) e appartengono alla sintassi.

Classificazione riguardo a: “parolelementoj”:

 

  • il sostantivo (esprime un’idea, un nome concreto o astratto)
  • il pronome (sostituisce il nome, esprime idee meno precise riguardo alla cosa o alla persona)
  • l’aggettivo (esprime l’idea di una qualità)
  • il numerale (esprime una quantità o una relazione di quantità)
  • il verbo (esprime l’idea di una azione o di uno stato e modo di essere)
  • l’avverbio (esprime un’idea di qualità riferita ad una azione o a un’altra qualità)
  • la preposizione o prepositivo (parte del discorso che si prepone ad un’altra, mettendole in relazione tra loro, come ad esempio: da, di, per)
  • la congiunzione o congiuntivo (che unisce tra di loro due parole o due frasi con stessa natura e stessa funzione: e, o, né)
  • il soggiuntivo (simile al congiuntivo, che si aggiunge, che unisce, come ad esempio: che, quando, se) (vedere la nota)
  • l’interiezione (una parte invariabile del discorso che esprime per se stessa uno stato d’animo, un richiamo al sentimento; classificata a parte perché è indipendente dalle parole vicine: oh! Dèh! Tòh! Sciò!)

Nota:  – Di solito per la ”congiunzione” e per il “soggiuntivo” si usa lo stesso termine (malgrado il loro diverso valore) perché hanno in pratica uno stesso ruolo nella frase, quello cioè di congiungere, però mentre la congiunzione collega indifferentemente parole o frasi, il soggiuntivo (subjunkcio) unisce solo frasi sottoponendo l’una all’altra.

L’ALFABETO

Aa, Bb, CC, Ĉĉ, Dd, Ee, Ff, Gg, Ĝĝ, Hh, Ĥĥ, li, Jj, Ĵĵ, Kk, LI, Mm, Nn, Oo, Pp, Rr, Ss, Ŝŝ, Tt, Uu, Ŭŭ, Vv, Zz.

ATTENZIONE

A, e, i, o, u   sono vocali e si pronunziano come in italiano  (e, o non troppo aperte, né troppo chiuse).

Le altre sono consonanti, e solo le seguenti differiscono dall’italiano:

Cc     si pronunzia come      z     in marzo (es. cent, decidi)

Ĉĉ        “          “               c     celeste o ci   in  ciambella   (es. ĉevalo, feliĉa)

Gg        “          “               g     gallo o gh in ghiro    (es. giganto, geografio)

Ĝĝ        “          “               g     gelo o gi in giostra   (es. ĝemi, manĝi)

Hh        “          “               h     debolmente aspirata, come h tedesca in haben (es. homo, hotelo)

Ĥĥ        “          “               h      fortemente aspirata, come ch tedesca in doch (es. ĥimero, eĥo)

Ĵĵ        “          “                         come   j   francese in   journale, cioè pressappoco  sg(i)   (es. ĵurnalo, ĵuri)

Kk        “          “                       c   in caldo o ch in chilo   (es. kalendaro, konkurso)

Ss        “          “                       s   in orso   (es.  sinjoro, klaso)

Ŝŝ        “          “                       sc   in asceta  o  sci  in  sciame   (es. ŝarado, freŝa)

Zz ŝ        “          “                     s   in  rosa  o  z  francese  in  zéro  (es. zuavo, rozo)

Jj                                           i     italiana in  baia (baja), mai

Ŭŭ   si pronunciano come     u    italiana   in:   uomo, aura

e si considerano come consonanti:   es.  majo,  domoj, ankaŭ, Eŭropo

Principi generali:

1) per ogni lettera un solo suono, per ogni suono una sola lettera.

2) in esperanto non esistono MAI consonanti doppie, pertanto foneticamente quando ci sono due consonanti vicine vanno lette separatamente: es. littuko, lipharoj, si leggono così lip-tuko, lip-haroj. Si tratta di parole composte.

L’ACCENTO

In esperanto, nelle parole di più di una sillaba,  cade sempre, invariabilmente, sulla penultima: cioè sulla penultima vocale della parola.

Esempi:  pàtro – lìbro –  sukéro  –  ìam  –  jàm  –  làŭdi  –  fràŭlo  –  fòjno  –  dòmoj  –  màjo

Attenzione: la   ŭ    e la lettera   j   non sono considerate vocali ma sono delle consonanti!

ESERCIZIO DI LETTURA

si consiglia ad alta voce:

abelo, akvo, bedaŭri, cigano, centimon, ĉapitroj, ĉemizo, ĉagreno, dediĉas, efiki, facilajn, generalo, gitaro, glaso, gorĝo, gajno, ĝardeno, ĝoja, havos, hodiaŭ, ĥimero, insigno, jako, juna, hejmo, hela, halelujo, ĵurnalo, ĵaluza, kameno, kaliko, komprenu, kuniklo, kvartaloj, laca, larĝan, mallaŭte, maŝinoj, mensogo, naĝi, naŭ, neĝo, oranĝo, oscedus, oficiro, pagi, pasian, paŝi, peso, pezo, plaŭdas, rajdi, rajto, ŝanceli, ŝtono, ŝmiri, tasko, trajtoj, urĝa, vejnon, vizaĝo, vojaĝoj, zonojn, zumos.

continua …  

parti del discorso

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