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Zamenhof: filosofo della Pace e certamente un progressista

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La “interna ideo” dell’ Esperanto

 

Riguardo alla “idea interna” dell’esperanto ha parlato Zamenhof stesso. Veramente l’Esperanto, che è una lingua, può significare qualcosa d’altro? Vedremo con più precisione di che si tratta. Se non amate lambiccare il cervello attraverso società, filosofia, lingua e religione … e cose insensate italiane … passate oltre. A causa della lunghezza della trattazione, importante e forse pesante, ho preferito separare il testo italiano da quello in esperanto, producendo due articoli diversi, ma di uguale contenuto. La versione in esperanto la troverete nell’articolo precedente

Il primo progetto linguistico di Zamenhof è stato l’Esperanto: ha avuto un qualche successo; il secondo, riguardo alla religione, è stato l’ hilelismo (o: homaranismo): ha avuto un’esistenza difficile.

I due ideali, che nella sua mente formavano un unico complesso, praticamente si sono separati.

Lo stesso Zamenhof ha scritto: “poiché effettivamente tutta la mia vita, dalla prima fanciullezza fino ad ora, presenta una serie costante e ininterrotta di battaglie diverse … dalla mia prima infanzia ho dato tutto me stesso ad un’idea e sogno predominante – il sogno dell’unificazione dell’umanità.

Questa idea è l’essenza e lo scopo della mia vita intera, la faccenda Esperantista è solo una parte di questa idea – riguardo a tutto il resto io non smetto di pensare e sognare; e più o meno presto …, quando l’Esperanto oramai non avrà più bisogno di me, io mi dichiarerò con un progetto, per il quale già da tempo mi sto preparando e sul quale una qualche volta forse ti scriverò. Questo progetto (che io chiamo “Hilelismo” consiste nella creazione di un ponte morale tramite il quale tutti i popoli e religioni potrebbero unirsi fraternamente …” (1)

Quando stava per finire il XIX° secolo, acquistò forza tra gli ebrei il sionismo. Zamenhof, che poteva essere considerato un assimilato, dato che la sua lingua paterna era il russo e dato che egli non credeva alla religione dei suoi antenati, era attirato dal sionismo e collaborava con la testata “Ruskij Jevrej“.

Successivamente dirà: “… quantunque dalla mia più giovane infanzia in me c’era sempre la supremazia degli “esseri umani”, tuttavia per la condizione molto infelice del mio popolo, nel mio cuore spesso si risvegliava il “patriota”, che tremendamente combatteva nel mio cuore contro “l’uomo”.” (2)

E da questo interno conflitto è nata una nuova dottrina: l’ hilelismo.

Hilel era un rabbino ebreo, vissuto tra il primo secolo avanti Cristo e il primo secolo dopo Cristo. Della sua vita si sa poco. Si sa che al pagano che esprimeva il desiderio di convertirsi all’ebraismo con la condizione che gli si insegnasse l’intera dottrina religiosa fino a quando non sarebbe riuscito a stare in piedi da solo, egli aveva detto: “Quello che non ti piace non fare agli altri, ecco quella è la legge e ciò che resta è solo commento: vai e studia”. Sono evidenti qui i parallelismi con parti evangeliche diverse e conosciute dappertutto.

Negli aforismi di Hilel abbiamo la conferma della grande umiltà di questo uomo: “Non confidare in te stesso fino al giorno della tua morte”, “la mia mortificazione è la mia esaltazione, e la mia esaltazione è la mia mortificazione”.

Zamenhof affermava che l’Esperanto è solo una parte dell’ hilelismo ed ha separato le due cose solo per non “offendere” coloro che apprezzavano la prima e non la seconda. (3)

Secondo Zamenhof l’ hilelismo è quella dottrina che “non scindendo l’essere umano dalla sua religione, lingua e patria naturali, gli offre la possibilità di evitare ogni menzogna e avversità riguardo ai suoi principi nazionali e religiosi e gli dà la possibilità di comunicare con uomini di tutte le lingue e tutte le religioni sulla base della neutralità e umana, secondo i principi di reciproca fratellanza, uguagliana, giustizia … Gli “hilelisti” sperano che per mezzo di una costante e scambievole relazione, sulla base di una lingua e di principi e abitudini religiose neutrali, un giorno gli esseri umani si uniranno per costituire un solo popolo, neutrale e umano; tutto questo accadrà un po’ alla volta, in pace” (4)

L’ hilelismo dovrebbe diventare un ponte tra le diverse religioni, come l’Esperanto è un ponte tra i diversi idiomi.

In seguito ancora, Zamenhof propose di cambiare il nome hilelismo in homaranismo (scherzosamente: ismo de la homaro), che meglio rispecchia l’essenza dell’idea (5).

Passò poco tempo e fu pubblicato a Pietroburgo un libretto con il titolo “Homaranismo” (trad. umanitarismo) sia in Esperanto che in Russo. Tutti questi scritti erano anonimi per restare fedele al primo punto della “Dichiarazione di Boulogne” (6). Soltanto nel 1913 Zamenhof, che già aveva rifiutato ogni incarico ufficiale nel movimento, uscì allo scoperto e di persona.

I punti principali che la dottrina umanitarista prendeva in considerazione erano:

– l’umanità è come una famiglia

– giudica ciascun essere umano non secondo la razza ma secondo le sue azioni

– lo stato non appartiene ad una razza, ma a tutti i cittadini che lo formano

– non occorre imporre la propria lingua e la propria fede agli altri esseri umani

– il patriottismo deve essere utile solo per l’affratellamento delle comunità regionali e non per odiare altre collettività

la lingua non deve essere lo scopo ma il mezzo

– si deve usare una lingua neutrale con quelli che appartengono ad altre nazioni

– il credo religioso non deve essere una cosa ereditata, ma deve essere sincero

– nei rapporti con gli uomini di altri credi religiosi si deve agire con neutralità ed etica umana

– nelle relazioni con gli uomini che hanno la stessa idea si deve cercare l’unitarietà

– i nomi degli stati devono essere neutrali, non devono riguardare la nazionalità degli abitanti

– in ciascuna città si devono costruire dei luoghi di culto umanitario: in quei templi possano tutti “fraternamente riunirsi con i membri di altri credi, organizzare consuetudini e feste neutrali ed umane e in tale modo si imposteranno le basi per una graduale elaborazione filosofica genuina, ma al tempo stesso bella, poetica e calorosa: ci sia un unico culto a guidare la vita di tutti gli esseri umani”.

Questi pensieri di livello morale elevato (su cose future immaginate riguardo alla società, alla religione e alla filosofia) sono degne di considerazione, e molto progressiste, soprattutto se consideriamo che esse erano state pensate alla fine del XIX° secolo.

La “interna ideo” dell’esperanto, che alcuni percepiscono con i sensi, il cui significato altri afferrano razionalmente, mentre altri semplicemente lo vivono per la sua inequivocabile praticità, di fatto è ancora oggi una “novità”, poco conosciuta. La lingua esperanto era, ed è, spesso contrastata; l’umanità sembra non essere pronta per essa. Perché?

Restiamo in Italia! Se consideriamo ad esempio la lingua italiana, oggi essa è addirittura in pericolo, poiché la miopia e le decisioni altrettanto miopi di pochi governanti (membri di governo, rettori universitari e persino semplici cittadini esterofili) tende ad imporre con la legge l’apprendimento di una sola lingua (in questo caso l’inglese), non ammettendo tutte le altre lingue, inclusa [fate attenzione] la lingua italiana in Italia, come se l’italiano stesse morendo o [ahimè] fosse già morto, fino al punto che “se uno studente universitario non parla l’inglese, in Italia, egli non potrà (nemmeno) immatricolarsi presso quella Università”. Questa, purtroppo, è la verità, con amarezza, non vi pare?

Ecco, per vostra informazione, cosa sta accadendo in Italia, senza alcuna preoccupazione e considerazione in prospettiva :

http://www.poliorientami.polimi.it/come-si-accede/ammissione-alle-lauree-magistrali/la-lingua-inglese/

Ma questo sarebbe un altro tema che meriterebbe di essere trattato … Naturalmente, io certo non disprezzo l’inglese, ma il buon senso mi dice che in Italia gli studenti italiani hanno certo il diritto di studiare e laurearsi parlando la lingua materna, non e così? Cosa succederà dopo? (7)

_______________________________________

(1) Lettera all’avvocato Alfred Michaux del 21 Febbraio 1905

(2) Lettera all’avvocato Michaux, già citata

(3) Lettera all’oculista Emile Javal 24 Settembre 1905

(4) “Ruslanda Esperantisto” (la gazzetta “Esperantista russo”) Gennaio 1906

(5) “Ruslanda Esperantisto”, Febbraio 1906

(6) Primo punto della “Dichiarazione di Boulogne-sur-Mer”, stilata dai congressisti del Primo congresso universale Esperanto del 1905, a Boulogne-sur-Mer appunto, in Francia:

  1. L’Esperantismo [libero movimento esperantista] consiste nello sforzo di diffondere in tutto il mondo l’uso della lingua neutralmente umana che “non immischiandosi nella vita interna dei popoli e per niente mirando a scacciare le lingue nazionali esistenti” dovrebbe dare alle genti di diverse nazionalità la possibilità di comprendersi tra loro, potrebbe servire come lingua conciliatrice di pubbliche istituzioni in quei Paesi dove diversi popoli combattono tra loro riguardo alla lingua [da usare], e nella quale potrebbero essere pubblicati quegli scritti che hanno un uguale interesse per tutti i popoli. Ciascuna altra idea o speranza che questo o quell’Esperantista collega con l’Espernatismo, sarà una sua faccenda puramente privata, della quale l’Esperantismo non risponde ( el: http://eo.wikipedia.org/wiki/Deklaracio_pri_Esperanto )

(7) cose insensate tutte italiane:

mICHAUX E zAMENHOF AL PRIMO CONGRESSO

Le famiglie di Zamenhof e Michaux al Primo Congresso Universale di Esperanto (1905)

http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_di_Boulogne

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