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DODICESIMA LEZIONE

formazione delle parole

immagine tratta da:  http://www.slideshare.net/GiovanniPaoli/formazione-parole-45959963


Una lingua come l’esperanto, destinata soprattutto a scopi pratici, creata in modo da riuscire accessibile anche a persone di cultura non elevata o di civiltà diverse dalla nostra, deve avere una struttura ed un lessico semplici.

Si pensi a quello che avviene quando ci capita di servirci dell’italiano con uno straniero che non lo conosca bene. Consciamente o inconsciamente noi evitiamo gli idiotismi: diciamo, così, restar senza danaro anziché restare al verde / andare in collera anziché uscir dai gangheri, entrare in prigione, essere incarcerato anziché andare a vedere il sole a scacchi, ecc. ecc.
Lo stesso dobbiamo fare in esperanto: esprimerci nel modo più semplice e chiaro possibile, che sarà quello meglio intelligibile a stranieri.

La chiarezza si raggiungerà, oltre che evitando gli idiotismi, impiegando tutto quello che è necessario per farsi comprendere (non dunque manĝos, bensì mi manĝos) e sopprimendo tutto quello che è superfluo.

FORMAZIONE DELLE PAROLE

Un’applicazione di quanto fin qui siamo venuti dicendo si trova anche nella formazione delle parole.
Due sono i principî fondamentali, che valgono nella composizione (vedere le parole composte alla lezione 4), nella derivazione immediata (ottenuta sostituendo un’altra desinenza a quella usuale della parola) e nella derivazione mediata (per mezzo di suffissi):
· il principio di necessità e
· il principio di sufficienza.

Principio di necessità

Ogni parola deve contenere    tutti    gli elementi    necessari    per evocare (con o senza l’aiuto del contesto) l’idea che essa deve esprimere.

Principio di sufficienza

Ogni parola deve contenere    soltanto   gli elementi necessari per evocare l’idea che essa deve esprimere: è bene perciò escludere ogni altro elemento estraneo o superfluo.

Ecco un esempio:

Bona (radice bon– ) significa ‘buono’ (aggettivo). Volendo tradurre: “I buoni si dedicano volentieri alle opere di carità”, si potrà dire: la bonoj ? NO, perché non si tratta qui solo di rendere sostantivo quello che è un aggettivo, bensì di aggiungere alla radice l’idea di ‘individuo’. Bono significa il ‘bene’, ‘ciò che è buono’, non ‘individuo buono’. E’ necessario in questo caso valersi del suffisso   –ul–   : dunque diremo la bonuloj.
Ma allora dovremo dire fratulo per indicare fratello? Poiché si tratta di esprimere il concetto di ‘individuo’ , qualcuno potrebbe credere che anche in questo caso occorresse il suffisso –ul– . Ma invece qui il concetto di individuo è implicito nel concetto di ‘fratello’ e perciò –ul– riuscirebbe un inutile pleonasmo.
Sarebbe come se dopo avere appreso che da piro ‘pera’ si forma pirujo o pirarbo ‘pero’, pretendessimo anche di dire kverkujo o kverkarbo; ma in ‘quercia’ , diversamente che in ‘pera’, è già incluso il concetto di ‘albero’, e perciò non c’è bisogno di aggiungere –uj– o –arb-.
Utile, e in qualche caso indispensabile, è il conoscere se la radice (vedere nota 1) è sostantiva, aggettiva o verbale. La si cerchi in un buon vocabolario e la traduzione stessa dirà a quale gruppo appartiene la radice.

sost.                  libr-           libro
najbar-     vicino (sost.)

agg.                   bon-         buono
blind-         cieco (agg.)

verb.                  vid-            vedere
soif-           avere sete

Basterà qualche esempio a chiarire l’importanza di questo elemento.

Dalla radice sostantiva:
martel-o              martello
deriva, per mezzo della desinenza del verbo,
marteli                martellare

Invece dalla radice verbale:
bor-i                   forare
deriva, col suffisso -il- e la desinenza del sostantivo,
borilo                 trivella

N.B.  – il –     suffisso che significa ‘mezzo’, ‘strumento’.

Dalla radice sostantiva:
nobel-o                 nobile (di nobiltà di sangue)
deriva, per mezzo della desinenza dell’aggettivo,
nobela                  nobiliare.

Invece dalla radice aggettiva:
nobl-a                  nobile (di carattere)
deriva, col suffisso -ul- e la desinenza del sostantivo,
noblulo                 [individuo] nobile.

N.B.  – ul –     suffisso che indica ‘individuo caratterizato da….’ (la qualità è nel radicale).

Riepilogo:
Borilo   e   noblulo , le cui radici bor–   e   nobl–   non contengono il concetto di ‘strumento’ e di ‘individuo’, devono prendere rispettivamente i suffissi   –il–   e   –ul-,  mentre    martelo   e   nobelo    contengono in sé quei concetti e non hanno bisogno di suffissi.

.

Lo studio del vocabolario e l’uso giudizioso dei principi suaccennati permetteranno presto di vedere quanto è fecondo il modo di formazione delle parole in esperanto. Si è voluto qui insistere solo su quello che per i principianti può costituire una difficoltà: ognuno potrà vedere da sé come, per quel che riguarda la composizione e la derivazione, l’esperanto sia più semplice e più ricco delle lingue nazionali.

Le serie regolari dell’Esperanto

reĝo  / reĝa
princo / princa
duko / duka
ministro / ministra
prefekto / prefekta

sono sicuramente molto più facili da ricordare rispetto a:

re / reale
principe / principesco
duca / ducale
ministro / ministeriale
prefetto / prefettizio ecc.

.

Non vincolato rigorosamente dall’uso come le lingue nazionali, l’esperanto non esiterà a dire (come dice per “criniera leonina” leona hararo, per “coda equina” ĉevala vosto) anche per esempio ĝirafa kolo che tradotto letteralmente significa “collo… giraffino”, e potrà dire ugualmente bene bovina viando e bovina piedo, mentre l’italiano può dire “carne vaccina”, ma non “piede vaccino”.

_____________
Note:

1) La radice è l’elemento invariabile della parola, quale si trova registrato nei vocabolari.

ESERCIZI

          sostantivi:
Aŭtomobilo = automobile
aŭtoro = autore
brako = braccio
(ĉirkaŭbraki = abbracciare)
deklaracio = dichiarazione
fojo = volta
fundamento = fondamento
homo = uomo
institucio = istituzione
intereso = interesse
lingvo = lingua, idioma
maniero = maniera
materialo = materiale
modelo = modello
paco = pace
pasteĉo = pasticcio (grastron.)
proporcio = proporzione
rajto = diritto
sekreto = segreto
skatolo = scatola
vorto = parola
aggettivi:
Diversa = diverso
egala = eguale
interna = interno
klara = chiaro
(klarigi = spiegare)
neŭtrala = neutro, neutrale
prava = che ha ragione
(pravigi = giustificare)
sola = solo
vasta = vasto
(disvastigi = diffondere)
verbi:
Batali = combattere
celi = mirare a
demandi = domandare
ekzisti = esistere
esprimi = esprimere
fari = fare
klini = inclinare
(dekliniĝi = deviare, scostarsi)
kompreni = comprendere
konsili = consigliare
meti = mettere
peni = sforzarsi
puŝi = spingere
ŝanĝi = cambiare
trudi = imporre
uzi = usare, adoperare

(da tradurre)

La Esperantismo estas penado disvatigi en la tuta mondo la uzadon de lingvo neŭtrale homa, kiu “ne entrudante sin en la internan vivon de la popoloj kaj neniom celante elpuŝi la ekzistantajn lingvojn naciajn”, donus al la homoj de malsamaj nacioj la eblon kompreniĝadi inter si, kiu povos servi kiel paciga lingvo de publikaj institucioj en tiuj landoj, kie diversaj nacioj batalas inter si pri la lingvo, kaj en kiu povus esti publikigataj tiuj verkoj, kiuj havas egalan intereson por ĉiuj popoloj… La sola unu fojon por ĉiuj Esperantistoj fundamento de la lingvo Esperanto estas la verko Fondamento de Esperanto, en kiu neniu havas la rajton fari ŝanĝon. Se iu dekliniĝas de la reguloj kaj modeloj donitaj en la dirita verko, li neniam povas pravigi sin per la vortoj “tiel deziras aŭ konsilas la aŭtoro de Esperanto”. Ĉiun ideon, kiu ne povas esti oportune esprimata per tiu materialo, kiu troviĝas en la Fundamento de Esperanto, ĉiu Esperantisto havas la rajton esprimi en la maniero, kiun li trovas la plej ĝusta, tiel same, kiel estas farate en ĉiu alia lingvo…

El Deklaracio pri Esperantismo, Boulogne-sur-Mer, 1905

L’ALLODOLA E IL CAVALLO

(da tradurre)

Due amici s’incontrano dopo dieci anni, l’uno ricco sfondato (-eg– suffisso che indica forte accrescimento), l’altro povero in canna. Tuttavia il primo scende (malsupren-iri) dalla sua bella automobile per abbracciare l’altro.
Dopo i saluti questi domanda:
– Ma come hai potuto arricchirti così?
– Oh, una piccola invenzione… (el-trovo).
– Che invenzione?
– Il pasticcio di carne d’allodola; ne (el tio) ho venduto due milioni di scatole…
– Ma spiegami: come puoi trovare tante allodole?
– Te lo dico in segreto (=segretamente): non metto nel pasticcio solo allodole…
– Ah, ho capito… adoperi carne di cavallo…
– Questo sarebbe troppo disonesto! No, no: in eguali proporzioni: un’allodola e un cavallo, un cavallo e un’allodola…

F I NE della dodicesima lezione

(ce ne saranno altre tre)

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