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Il linguaggio proto-elamitico

Spesso, anzi quasi sempre, quando si perde un linguaggio, perché non c’è più nessun nativo che lo parla, si perde anche la memoria della cultura che quel linguaggio ha rappresentato.

Ora vi parlerò di una antica scrittura, tra le più antiche nel mondo –  il proto-elamitico antico – che sembra, a tutt’oggi, non sia ancora stata decifrata. Tra le grafie ancora da decodificare, la proto-elamitica custodisce le testimonianze più antiche in assoluto.

Spesso,  la storia più recente ce lo ha insegnato, quando una lingua muore, ciò avviene a conclusione di storie di guerre e di conquiste, o colonizzazioni, comunque storie di dominio di una cultura su di un’altra per i più svariati motivi, anche religiosi o semplicemente economici.

 

Breve storia

 

L’ELAMITICO

L’elamitico, che può essere considerato un derivato dal proto-elamitico, è già esso stesso una lingua estinta, parlata dagli antichi Elamiti. Non è del tutto sicuro che gli Elamiti siano i discendenti di Elam, figlio di Sem, secondo quanto scritto nella Bibbia,  in Genesi 10:22 e 1° libro  Cronache 1:17 …

Il testo più antico, il cosiddetto Trattato di Naram-Sin, risale al XXIII secolo a.C. e si presenta con caratteri cuneiformi. L’elamitico fu anche una delle lingue delle iscrizioni reali achemenidi e dell’amministrazione di Persepoli dal VI al IV secolo a. C. Mentre, l’ultimo testo scritto in questa lingua risale all’incirca all’epoca della conquista della Persia da parte di Alessandro Magno (nel III secolo a.C.). Il linguaggio elamitico appartiene dunque ad una civiltà che si è sviluppata tra il III° ed il I° millennio a.C.

 

Il territorio

Questa civiltà, convenzionalmente denominata Elam , visse nel territorio che corrisponde all’attuale Iran occidentale, nelle regioni del Khuzistan e del Fars. Due erano i centri di riferimento: SUSA (nell’area sud-orientale del bassopiano mesopotamico, e ANSHAN, nella località di Tall-i Malyan, nella piana di Marvdasht: a nord-est di Shiraz), dove successivamente fu costruita Persepoli (che fu una delle cinque capitali dell’Impero achemenide  (*) (persiano), fondato da Ciro il Grande (le altre capitali erano Babilonia, Ecbatana, Pasargadae e appunto Susa).

 

Elamitico come lingua ufficiale

Dopo la conquista da parte di Ciro il Grande (morto nel 530 a.C.) la cultura elamica non scomparve completamente. Infatti l’Impero achemenide  (o persiano) mostrò rispetto per questa civiltà, di cui si proponeva in parte come erede. I simboli più evidenti di questa successione fra stati sono due: innanzitutto la capitale invernale dell’Impero Persiano era proprio  Susa e non una città persiana; in secondo luogo, fra le tre lingue in cui erano scritte le iscrizioni reali persiane accanto all’accadico ed all’antico persiano c’era l’elamitico, che aveva perciò il rango di lingua ufficiale. Si parla di circa 2500 anni fa!

Anche durante il regno di Dario I detto pure il Grande (che fu re di Persia dal 522 a.C. al 486 a. C. e che governò sugli Elamiti e i Babilonesi) era in uso comporre le iscrizioni in tre lingue: antico persiano, elamitico e babilonese. Il babilonese era una forma evoluta della lingua accadica.

Fu soltanto alla metà del secolo XIX però, che – con l’aiuto dei testi trilingue (che erano in caratteri cuneiformi) –  si riuscirono a decifrare anche i linguaggi elamitico e babilonese. Il primo a riuscire nell’impresa fu Sir Henry Creswicke Rawlinson (ufficiale del British Army), che riuscì a tradurre dal cuneiforme all’antico persiano, e in seguito, seguito da altri, riuscì anche a tradurre i linguaggi elamitico e babilonese. Le più note sono le iscrizioni di Bisotun (create tra il 520 e il 518 a.C. durante il regno di Dario I) e “furono per la scrittura cuneiforme quello che la stele di Rosetta fu per i geroglifici egiziani: il documento cruciale per decifrare un sistema di scrittura che si credeva perduto”.  Stiamo parlando della lingua estinta elamitica.

 

LA LINGUA PROTO-ELAMITICA

 

Ma, se andiamo ancora più indietro nel tempo, qualcosa si è veramente perso. Infatti, la versione elamitica delle suaccennate iscrizioni trilingue achemenidi  fu preceduta da una fase definita di scrittura “proto-elamitica”, sviluppatasi a Susa a quanto pare, intorno al 3000 a.C. !

 

Il territorio della lingua proto-elamitica

Susa era una città sul fiume Karkhev (circa 240 km a nord del Golfo Persico) e capitale dell’antico regno di Elam. Questa prima scrittura elamitica pare presenti due fasi, una arcaica e l’altra più evoluta. La seconda presenterebbe un numero relativamente ridotto di segni (se ne sono individuati finora tra i 50 e 60); la forma arcaica invece ne aveva alcune centinaia, ed erano presumibilmente tutti di natura ideografica. Ecco come si presentava, secondo V. Scheil (assirologo francese, 1858-1940)

 

Come si presenta

scrittura proto-elamitica secondo Scheil 001

Di solito, ma non sempre, i simboli si seguono da destra verso sinistra. Salvo poche eccezioni, i testi posseduti sono su tavolette di argilla e pare abbiano tutti un contenuto di carattere economico, ma finora non uno dei segni è stato interpretato con certezza.

Si è potuto comunque stabilire che il sistema numerico contenuto nelle tavolette è probabilmente decimale!

 

Epilogo

Non si è ancora potuto decidere con sicurezza se le scritture proto-elamitiche siano da considerarsi creazioni originali. Ma data la vicinanza con i Sumeri (da cui a un certo momento gli Elamiti furono battuti e assoggettati), ciò è molto improbabile, tanto più se si considera il fatto che gli Elamiti in seguito abbandonarono quel sistema e adattarono alle loro necessità una forma molto semplificata del cuneiforme babilonese. Ciò fa pensare che anche la scrittura proto-elamitica fosse nata in una maniera analoga, e questa eventualità lascia aperta la speranza che un giorno anche questa scrittura possa venire decifrata.

 

 

_______________

(*)  Achemene

https://it.wikipedia.org/wiki/Achemene

A causa delle lacune nelle fonti storiche, l’esistenza di Achemene e del suo regno (intorno al 700 a.C.) non è del tutto certa. È stato ipotizzato che si tratti di una figura leggendaria introdotta da Dario I allo scopo di legittimare le sue pretese. Non essendo Dario erede diretto del suo predecessore, Ciro II (detto il Grande), è stato ipotizzato che abbia inventato un antenato comune tra sé e Ciro, allo scopo di legittimare le sue pretese sul trono di Persia.

In ogni caso tutti i discendenti di Dario onorarono Achemene e lo considerarono come il fondatore della dinastia, anche se gli accenni alle sue gesta rimasero estremamente scarsi.


 

 

 

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