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Zamenhof e Montessori

 

l’immagine di Zamenhof vicino alla Montessori è tratta dal sito: http://www.montessoriesperanto.org/zamenhof-montessori-pedagogia-e-pace.html

di cui ne riporto un passo interessante: “Entrambi trovarono nuove soluzioni a vecchi problemi, e rifiutarono i limiti del senso comune della loro epoca.
La Montessori non accettò che i bambini poveri o “semplici” non dovessero avere un’educazione, o che i bambini fossero per natura maleducati o pigri, o che gli insegnanti dovessero comandare i bambini con le percosse o i ricatti.
Zamenhof non accettò il fatto che le guerre etniche fossero inevitabili e accettabili come parte integrante della vita di una società multiculturale.


 

LEZIONE QUATTORDICESIMA            


l’Esperanto è una lingua di pace, la lingua di tutti e per tutti….  Questa è la penultima lezione, dove vengono presentate

 

ALCUNE DIFFICOLTA’:

pronome possessivo     sia   

 

Il pronome possessivo     sia    si riferisce al soggetto della frase in cui si trova il nome che esso determina, ma non può essere esso stesso soggetto.  In pratica esso può essere usato quando è possibile sostituirlo con ‘proprio’.

Dunque, anche in italiano sarebbe impossibile una frase come questa:

Il proprio libro è nuovo       (proprio di chi?)

 ————

Mentre, a seconda del soggetto a cui il pronome si riferisce, la seguente frase può essere tradotta correttamente in due modi diversi, ma con significati diversi:

Pietro accompagnò Paolo a casa    sua :

  • Se si intende alla propria casa di Pietro, si traduce:

                Petro akompanis Paŭlon ĝis sia domo.

 

  • Se invece si intende “alla casa di lui” (cioè di Paolo), allora si traduca      ĝis lia domo.

Petro akompanis Paŭlon ĝis lia domo.

 

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iu, kiu, tiu           e      ia, kia, tia 

 

I principianti spesso credono che la serie delle parole semplici        iu,   kiu,    tiu,       siano esclusivamente pronomi e quindi non possano precedere sostantivi, che devono invece essere preceduti dalla serie   ia,   kia,   tia:       ciò non è esatto.      Le parole della serie in       -u         sono utilizzabili tanto come pronomi quanto come aggettivi.

Per esempio, se uno dice:

Kiu homo venis?       si chiede se sia venuto Pietro o Paolo; ma se si chiede:

Kia homo venis?       si vuole conoscere la   qualità  del venuto:  se era il sano o l’ammalato, il forte o il debole….

 Pertanto:

  • La prima frase si taduce bene (in italiano):  “chi venne?” ;
  • la seconda con: “che uomo venne?”

 

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predicato     e      attributo

 

Un modo semplice per riconoscere se l’aggettivo che accompagna il complemento oggetto è “attributo” di esso o “predicato”  è quello di vedere quali parole della frase possono essere sostituite dai pronomi (accusativi!)    la    ovvero    lo,   le    o    li. 

[ vedere anche la lezione n. 11, l’esempio della ‘bottiglia rotta’:

A)  Trovai la bottiglia rotta.          [ QUALE? ]
B)  Trovai rotta la bottiglia.          [ IN CHE STATO L’HO TROVATA? ]

Così, nel caso che la bottiglia cercata fosse una bottiglia che si sapeva già rotta [quale], si direbbe « io  la   ho trovata »;  mentre nel caso contrario [in che stato] si dovrebbe dire   «  la  (=la bottiglia) ho trovata rotta » .   Si noti che il predicato del complemento oggetto può essere posto anche tra il verbo e il complemento:   « ho trovato   rotta   la bottiglia » .

In conclusione:    tutte le parole che possono essere rappresentate da      la,   lo,   le,   li    prendono la      -n  (dell’accusativo)  le altre invece non la vogliono

A)  Mi trovis la botelon rompitan
B)  Mi trovis la botelon rompita  (Mi trovis   rompita   la botelon)

 

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estis    -ata                e                estis    -ita

 

Si trovano differenze nell’uso delle forme dei tempi passivi     estis –ata      ed    estis -ita.

Secondo gli esempi dati nel FUNDAMENTO DE ESPERANTO  (si veda che cosa ciò significhi nell’esercizio della 12° lezione) e secondo l’uso costante del dott. L. L. Zamenhof, la regola esatta è la seguente:

SI DISTINGUA:

Si usi     -ata     se l’azione indicata dal verbo si sta compiendo, nel tempo di cui si parla.

Si usi     -ita      se l’azione è già compiuta prima del momento considerato

 

Si noti che se si considera soltanto il fatto compiuto, cioè il risultato dell’azione, e non lo svolgimento di essa,  si usa           -ita.

La terminazione    -ata     implica sempre una certa durata nello svolgimento dell’azione; invece    -ita     implica sempre un atto transitorio, del quale si considera esclusivamente il compimento, il risultato. Quest’ultima forma indica anche l’anteriorità di una azione se si considera il tempo di essa rapportato a quello di un’altra.

 

E S E R C I Z I

          Mi donacis malgrandan sumon al mia sekretario, por ke li iru al sia hejmo por libertempo.  —  Mia onklo promenadis kun siaj gefiloj.  —  Mia onklo kaj liaj gefiloj promenadis.  —  Karlo donis al Petro sian libron, kaj Petro redonis al Karlo lian kajeron.  —  La gepatroj amas siajn gefilojn, sed malamas ilian mallaboremon.  — Kiu virino venis por min viziti?   —  Kiaj estis ŝiaj vetoj?   —  Mi ne scias kiujn kaj kiajn vortojn uzi.   —  Tiu parolado estas bona, sed tian parolmanieron oni ne povas aprobi.   —  Ili kondukis siajn amikojn en sian loĝejon, anstataŭ iri en la ilian.   — Mi nomis mian filon Jozefo.   —  Mi nomis mian filon Jozefon.   —  El la du, oni nomis la unuan prezidanto  [= El la du, oni nomis  prezidanto  la unuan].   —  Oni nomis la unuan prezidanton.   —  La reĝino kaj liaj fratinoj veturis al la teatro; la reĝo, kun siaj korteganoj, iris renkonte al ili.   —  Ŝi trovis lin laŭ sia gusto. —  Ŝi trovis, ke li estas laŭ ŝia gusto. Ili ne lasis, ke li kuŝu en sia ĉerko. —  Ŝi rimarkis la reĝon kun lia krono sur la kapo. —  Ĉe la bapto, li estis nomita Paŭlo. —  La caro Petro I estis nomata la granda. —  La melodio estis memorata de Paŭlo, sed forgesita de Petro. —  Ĝi estos konstruata pli ol tri jarojn. (…  per più di tre anni = durata dell’azione). —  La preĝejo estis kontruita en la deksesa jarcento. —  Jesuo estu laŭdata. —  La propono estis longe diskutata, sed fine ĝi estis akceptita. —  Mi preferas esti mortigita de li, ol esti pikata de la kokinoj.


Ogni uccello ama il suo nido. —  I suoi fratelli lo cacciarono dalla casa: —   Che bambina è pronta a prestarmi la bambola? —   Quale padre, tale figlio. —  Quel canto commosse tutti. —  Udendo tale inno, tutti si alzarono in piedi. —  Quella parte della bottiglia, che prima era voltata all’insù, ora fu voltata all’ingiù. —  La chiave era già perduta, quando io arrivai. —  La leggenda raccontava di una ragazza, che era stata presa (verbo  kapti) dai nemici. —  I miei conoscenti (gekonatoj) erano sposati. —  Questa merce è sempre comprata volentieri da me. —  Il cappello fu da me comprato, dunque esso m’appartiene. —  La sua bottega non fu aperta per due giorni. —  Ognuno restava nel proprio ufficio, che era chiuso tardi ogni sera. —  La circolare fu letta ad alta voce. —  Il libro fu letto da tutti i soci del circolo (klubo).

 

 

FINE DELLA 14° lezione

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